La Questura dice 25.000, gli organizzatori 30.000 di certo si è svolta a Torino in una uggiosa mattina di autunno, una delle più grandi manifestazioni di piazza degli ultimi anni.

Da questa manifestazione emergono diversi messaggi di cui i politici dovranno fare tesoro, pena disperdere la voglia di opporsi al declino o come lo chiamano i grillini “decrescita felice”. Sarebbe infatti un grave errore pensare che la grande opposizione palesatasi oggi possa essere incanalata in questo o quel partito.

Prima considerazione, c’era tanta gente perchè non è stata promossa da nessuna sigla politica, ma dalla cosidetta società civile. Questo significa che esiste ancora un forte sentimento di anti politica, di senso opposto a quello interpretato dai cinque stelle.

Secondo, si è riempito la piazza perchè sono state usate le tecniche care alla Casaleggio ovvero una sapiente opera di informazione sui social che ha di fatto coinvolto da subito migliaia di persone, è stata cioè creata la base per la condivisione e diffusione delle informazioni. Il risultato era ovvio perchè queste tecniche sono oramai testate in diversi paesi del mondo. Purtroppo in Italia l’opposizione al governo gialloverde non ha saputo cogliere queste nuove opportunità, spesso giustificandosi con il “noi non siamo come loro” affermazione che però nasconde un’altra verità e cioè che l’opposizione “non è in grado di fare come loro“. Questo gap creatosi fra politica tradizionale e comunicazione gialloverde è stato riempito da quella parte di società civile formata in gran parte da imprenditori i quali hanno compreso che in una guerra ibrida si debbono utilizzare anche mezzi non convenzionali pur di salvare il paese.

Terzo, alla gente comune non interessano le beghe di partito e le ideologie, alle persone interessa l’oggi ed il futuro per i propri figli. Vincerà un’opposizione che saprà formarsi attorno a pochi importanti pilastri quali la difesa della Democrazia, la società liberale, la piena adesione ai valori europei, la sicurezza, la difesa dell’ambiente. In questo è stato lungimirante Marco Taradash con la sua proposta di “Centromotore“, non un partito ma un aggregatore di idee che provengano anche da aree differenti, aree che però si riconoscano appieno nei punti sopra citati. E’ finito il tempo del “io non sto con quelli perchè sono amici di Berlusconi o perchè da giovani militavano nel Partito Comunista”, all’elettore queste cose non importano, spesso sono solo giochi di potere all’interno dei vari partiti e partitini.

Riuscirà la politica a comprendere ciò che oggi la piazza gli ha urlato con 30.000 voci?

 

 

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