Floris su LA7 a Di Martedì manda in onda “l’incompetenza al potere”

« Quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita, salve le disposizioni degli articoli seguenti. »

Questo è il novellato dell’articolo 110 del Codice Penale italiano e se un domani lontano la storia racconterà che la condotta di alcune forze politiche fu un reato contro gli italiani, sicuramente dovranno salire sul banco degli imputati anche i giornalisti e i conduttori televisivi per aver “favorito” la commissione del reato.

Non ci si confonda con la di libertà di informazione, anzi qui siamo di fronte ad una palese limitazione della libertà di informazione. In un mondo dove la conoscenza è diventata una colpa si dà spazio alla mediocrità, gli esperti vengono sostituiti da persone “comuni” che parlano e pensano come persone comuni. L’Italia è il paese dove nei Bar il lunedì si incontrano milioni di allenatori di calcio, il martedì i costituzionalisti, il mercoledì gli avvocati e così via. L’Italia è uno strano paese perché chiunque con un diploma di ragioniere e un’attività di parrucchiere può sostenere in una trasmissione televisiva le sue teorie sui vaccini e spiegarle ad un luminare della scienza che studia la materia da quaranta anni. Questo stesso “genio” incompreso quando necessita essere operato di calcoli pretende però che sia il primario a utilizzare il bisturi su di lui e non lo studente in medicina.

Ma torniamo ai complici dello scempio che si presenta a tutti noi, a coloro che hanno permesso che tutto questo avvenisse. La “casta” dell’informazione.

Sul banco degli imputati, certamente i primi ad avere responsabilità per essere stati il megafono della disinformazione, dovrebbero essere chiamati proprio coloro che hanno il compito di favorire l’informazione, giornalisti e conduttori televisivi.

Chi ha studiato la materia disinformazione sa perfettamente che i primi passi necessari per creare una base logistica che diffonda fakenews e disinformazione, è l’inserimento all’interno delle redazioni giornalisti compiacenti che poi fungeranno da “endorsement”, condizione necessaria affinché la fakenews assuma una certa credibilità. Si possono fare mille esempi di queste infiltrazioni, come ad esempio l’anno scorso quando il Cremlino è riuscito a “piazzare” all’interno di TGCOM24 un famoso tatuatore straniero quale “esperto di politica internazionale”.

Quanto avvenuto nella serata di ieri durante la trasmissione Di Martedì condotta da Floris in onda su LA7, è purtroppo oramai la consuetudine per i pseudo tal show informativi. Il format attuale prevede l’invito di personaggi politici i quali accettano a condizione che non vi sia contraddittorio e le domande gli vengano comunicate prima. Tale sistema è comunemente accettato tra i “professionisti” dell’informazione, si tratta di ospiti che fanno audience e di conseguenza aumenta il cachet del conduttore a discapito dell’informazione.

L’immagine di ieri sera dei giornalisti invitati in trasmissione fatti accomodare nel backstage (li hanno fatto uscire dallo studio quando è arrivato Salvini) è la foto esatta dello stato dell’informazione in Italia, il trionfo della disinformazione.

Mi ha colpito molto quella scena, anche perché pochi minuti prima a Kyiv veniva freddato dai servizi russi con tre colpi alle spalle, Arkady Babchenko, famoso blogger e giornalista russo fuggito dalla sua Patria nel 2017 per le pesanti minacce ricevute a seguito delle sue posizioni critiche verso il regime di Putin. Da quando Putin ha preso il potere in Russia sono più di 300 i giornalisti e blogger che hanno perso la vita, persone che avevano deciso di non asservirsi al potere e di seguire il codice deontologico che ogni giornalista dovrebbe avere ben presente.

Caro Floris, ma potrei citarne molti altri altrettanto famosi, non basta avere in tasca il tesserino dell’ordine per definirsi giornalista. Il giornalista è colui che ricerca la verità e con domande scomode mette in difficoltà l’invitato. A riprova del fatto che lei conosce bene quanto sostengo, pochi minuti dopo che Salvini ha lasciato gli uffici lei ha invitato un esponente del Partito Democratico e gli ha schierato contro ben quattro giornalisti.

Sappiamo entrambi che Cinque Stelle e alcuni esponenti della Lega non accettano il confronto perché temono figure barbine non essendo all’altezza di un dibattito non appena si esce dal percorso concettuale imparato a memoria e probabilmente scritto da altri.

Voi quindi avete una responsabilità enorme per lo sfascio di questo povero paese, avete responsabilità anche per i poveri bimbi che muoiono a causa delle scelte di genitori lobotomizzati dalla disinformazione, per avere amplificato il messaggio di apprendisti stregoni senza arte ne parte.

Fare informazione significa anche bandire la disinformazione, non è censura, quella vige in Russia non in Italia. E’ semplice comprendere se si tratta di informazione o disinformazione, basta rimettere la scienza e le competenze al centro del dibattito. Sentire Di Maio (che ha una profonda esperienza come Steward allo Stadio San Paolo) che spiega la Costituzione al Presidente Mattarella (che è stato dal 2011 al 2015 un giudice costituzionale) fa venire i brividi.

Lei mette sullo stesso piano anni di studi ed esperienze professionali con chi ha la sola abilità di utilizzare al meglio Google. Questa NON è informazione, la chiami come vuole ma non si vanti di essere un “giornalista”. Arkady era un giornalista ed è stato colpito alle spalle come fanno tutti i sicari. La casta degli incompetenti è terrorizzata dalla cultura e dalla conoscenza, è un bene che non possono comprare né gestire,  sanno che necessiterebbero di tanti anni per poter raggiungere un livello minimo accettabile ed allora preferiscono “cancellare” la conoscenza, abolire il contraddittorio come nel peggior mondo Orwelliano. Lei invece Floris ha gli strumenti culturali per comprendere tutto ciò ed è per questo che la indico come un complice, non per colpa grave ma per dolo.

Rifletta Floris, perché il comportamento suo e di tanti suoi colleghi rischia di essere il  killeraggio dell’informazione, magari senza una Tokarev, che spiana la strada alla nuova “casta”, quella degli incompetenti al potere.

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