I 5 stelle non vogliono fare il Governo

In queste ore si vanno eleggendo i Presidenti di Camera e Senato, gli analisti si concentrano sulle possibili mosse degli schieramenti e i politologi cercano di vedere in queste manovre un’anteprima di quale Governo verrà.

Anche l’analisi del voto del dopo elezioni ci ha riservato non poche imbarazzanti conclusioni. Il Partito Democratico sotto processo per aver abbandonato le periferie, essere diventato il partito della ZTL, la Bonino accusata di essere troppo “radicale” e di aver paventato tre giorni prima delle elezioni la reintroduzione dell’IMU, Forza Italia di essersi appiattita sulla linea di Salvini.

Andrebbe tutto bene se non fosse per il fatto che più che un analista politico ci vorrebbe un esperto di marketing per spiegarci cosa è successo nelle ultime elezioni.

Il caso paradigmatico delle elezioni 2018 è stato il collegio di Pesaro dove il grillino “espulso” Cecconi ha prevalso sul Ministro degli Interni Minniti. E’ chiaro che non sono stati votati i programmi nè le persone, Cecconi era un impresentabile, espulso dal movimento, andato in vacanza durante la campagna elettorale per sottrarsi alla vergogna di dover giustificare di aver trassato sui rimborsi. E’ stato votato un BRAND, a prescindere da chi era candidato e questo spazza via qualsiasi analisi del voto, saltano tutti i discorsi sulle periferie o sulla sicurezza. Il BRAND è stato costruito negli anni, gli è stata data una retorica proprio come si lancia un profumo o un qualsiasi prodotto commerciale.

Ora tutti si sbilanciano in previsioni circa il prossimo Governo che a rigor di logica sarebbe Lega – 5 Stelle (coalizione di cui iniziai a parlarne quasi un anno fa dopo che entrambi i movimenti avevano firmato a Mosca un accordo politico con il partito di Putin, Russia Unita) visto che Mosca ha investito su un Governo simile.

Quasi nessuno però sembra voler prendere sul serio la filosofia della Casaleggio, gli unici deputati a decidere sul prossimo Governo (non crederete mica che Di Maio decida qualcosa oltre alla cravatta da mettersi al mattino?). Prima Gianroberto, poi Davide ma anche Grillo, hanno sempre sostenuto che il Movimento 5 Stelle andrà al potere solo quando avrà la maggioranza assoluta, maggioranza che con l’attuale sistema elettorale si raggiunge con il 40,1% dei voti.

Casaleggio non ha alcuna intenzione di formare il Governo, ora gli serve unicamente fare manfrina per dare un appoggio alla retorica che stanno creando e che scateneranno al momento opportuno, poco prima che il Presidente Mattarella sarà obbligato ad indire nuove elezioni. Diranno che “i poteri forti” non gli hanno permesso di formare un governo, che si tratta di un “attacco alla democrazia“, “un colpo di Stato“, insomma che qualcuno dall’alto impedisce ai 5 stelle “eletti dal popolo per governare l’Italia” di formare un Governo.

Con questa retorica si presenteranno alla nuova campagna elettorale e probabilmente coroneranno il loro progetto di arrivare al Governo con un monocolore e cambiare il nostro sistema democratico rappresentativo (basta leggersi Rousseau).

Va anche tenuto conto che il PD è attraversato da profonde lacerazioni interne. Nel PD si prospettano solo due vie di uscita, la prima che Renzi decida di sfilarsi creando il proprio partito alleandosi con quello che rimane di Forza Italia e lasciando la “bad company” ad Orlando ed al pugliese (il PD ha milioni di euro di debiti e più di 130 dipendenti in cassa integrazione). La seconda opzione è che Renzi prosegua la battaglia all’interno del PD nel tentativo dal prossimo congresso di rilanciarlo partendo dal 18%. Ovviamente la più probabile è la prima prospettiva e in questa ottica il M5S avrebbe tutto l’interesse a spezzare questo matrimonio sul nascere o comunque non dargli il tempo di organizzarsi, pertanto la mossa di elezioni anticipate darebbe solo poche settimane al nascente movimento.

E’ strano che nell’orgiastica corsa di quasi tutti i giornalisti a salire sul carro dei vincitori, non sia mai emerso questo ragionamento. Incapacità o servilismo ?

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