I cosacchi di Zaporozhye e la prima carta costituzionale al mondo

Nella caotica e complessa Storia, quella cosacca emerge dalle nebbie del Dnieper attraverso la gelida steppa  da gruppi slavi, e non tartari, nei tempi lontani dei secoli mercantili del Medioevo. I Rus’ di Kyiv da secoli avevano controllato un vasto regno che ebbe il suo declino durante il XII secolo, quando sulla Moscova  esistevano solo sterminate foreste ricche di selvaggina per i principi Rurik .

Terminato il lungo dominio dei Vichinghi, Variaghi per i bizantini, Rus per i  balto-finnici, ovvero gli “uomini che remano”, tutto quel vasto territorio si sbriciolò con l’invasione tartaro mongola, che vi dominò verso la fine del XII secolo,  attraverso il Canato d’oro fino alla Crimea compresa, e successivamente alla morte di Gengis khan, con i quattro Canati. Di questi, quello dove la piccola città di Mosca  era vassalla, più influenzò la sua tendenza e destino alla creazione dell’impero molti secoli dopo.   Dalle leggendarie Drakkar, le navi vichinghe, che discesero il Dnieper, i normanno vichinghi si unirono alla maggioranza della popolazione slava formandone il gruppo dirigente.

Queste  imbarcazioni si trasformarono nel tempo nelle Ciai ka dei Cosacchi con le quali questi saccheggiavano villaggi, conquistando bottini, fino e oltre i confini della “ Sublime Porta”. Finita l’influenza mongola, la Delegazione polacco lituana con i suoi Atamani amministrarono le terre dell’odierna Ucraina fino al Sich, cioè forte, di Zaporozhye dove erano i Cosacchi, sul confine meridionale del Canato tartaro.  Dai villaggi e dalle campagne i giovani uomini raggiungevano Zapopozhye forniti dalla famiglia di cavallo e armi per arruolarsi e prepararsi alla guerra come alleati dei polacchi.

Il Granducato Lituano infatti, amministrava attraverso gli ebrei della Valina, ma in generale della Polonia il vasto territorio, mentre la fanteria cosacca ne era il micidiale braccio armato. Tuttavia gli uomini con il Ciub, il ciuffo alla Taras Bulba, dei vari Sich guidati da Atamani eletti, non erano composti da solo uomini di carriera. Tornavano sovente ai loro villaggi coperti di gloria per riprendere l’attività che era per lo più quella agricola.   Il mondo come al solito era in fermento. La prima guerra del Nord aveva inclinato gli equilibri, regnante Maria de ‘Medici in Francia, in seguito il figlio Luigi XIII,  in Inghilterra Elisabetta I, poi  Giacomo I, che erano i reali di una parte emergente degli Stati in Europa ai quali si affiancavano la decadente  Spagna, il regno di Danimarca e quello di Carlo X di Svezia. La crisi Lituano Polacca del  XVII secolo sfociò  in guerra contro gli ottomani (1620- 1621) dove perì il grande Atamano polacco  Stanislav Zolkewsky.

I Cosacchi registrati dell’Ucraina difesero la parte polacca tra intrighi e rovesciamenti di fronte di alcuni altri alleati. In questa guerra doveva emergere il giovane Bogdan khmelnitsky per la circostanza prigioniero del sultano. Liberato dalla cattività ottomana, Bogdan si rivolse due volte al re polacco per fermare le angherie subite dai contadini del Dinieper per mano dei Confederati, riuscendo in seguito ad essere eletto comandante in capo dei Cosacchi di Zaporoghye .

A questo punto, mentre negli stessi anni rotolava la testa di Carlo I d’Inghilterra, Bogdan si alleò con i tartari intuendo che senza una forte cavalleria non avrebbe avuto vita facile contro quella polacca che allora era considerata la più forte d’Europa. Nel 1649, di vittoria in vittoria, Khmelnitsky occupò un vasto territorio che non è possibile chiamare stato, ma che aveva nella lingua ucraina la necessaria caratteristica dell’unità nazionale celebrata dagli uomini del risorgimento italiano come da quello ucraino, da Mazzini a Taras Shevchenko. Il nuovo regno non fece a tempo a fare che pochi vagiti finendo tra sconfitte militari e vittorie, che logorarono l’alleanza con i tartari, ma che dimostrò la debolezza del regno Polacco da una parte e dall’altra del contatto continuo con le popolazioni tartare. Tuttavia, Bogdan si rivolse al  regno di Mosca come alternativa ai tartari.  Con il trattato di Pereiaslav del 1654 cominciò una alleanza che col tempo fu equivocata come una sorta di annessione allo Zarato di Moscovia.

Con il trattato di Perejaslav del 1654 non si era concluso un accordo di vassallaggio dei Cosacchi di Zaporozhye con lo zarato di Mosca, ma solamente uno dei tanti tratti che tenevano aperta una questione di guerre tra Polacchi, ucraini e moscoviti. Gogol, ucraino di Dikanka, tenterà di scrivere la Storia dell’Ucraina, lui che tanto ne aveva cantato la natura e la bellezza del suo popolo contadino e allo stesso tempo Cosacco,  in numerosi e celebri racconti, come appunto Taras Bul’ba. Ma erano già passato quasi duecento anni dalla morte di Bogdan Khmelnytsky, Getman e Atamano, cioè Principe e condottiero, che aveva risvegliato il sentimento dell’unità del Paese. Da quel momento cioè dal 1654 era scoppiata la guerra Polacco Russa sulla quale s’innestò nel 1666 l’Atamano cosacco Petro Doroshenko della riva destra del Dnepr, il grande fiume che regola il flusso della anima cosacca e della Craina come in origine aveva nome. Petro contrastò la Confederazione polacco lituana sentendosi in grado di poter raggiungere il sogno di riunire anche la riva sinistra dove Kyiv ancora languiva in  un periodo ormai lungo di scarso peso politico e religioso. Al contempo Petro combatté anche i moscoviti, alleandosi con i tatari e i turchi. L’Ucraina e i suoi cosacchi dello Zaporozhye erano accerchiati da ogni lato e sempre in pericolo.

Per questo motivo le alleanze seguivano spesso interessi ed equilibri che improvvisamente potevano cambiare. I Cosacchi non erano e mai lo erano stati, nomadi. Erano invece, contadini liberi, registrati e non registrati sotto la Confederazione Lituano polacca, e tutte le famiglie tenevano che i più forti e atletici dei loro giovani, diventassero i temuti e mai domi Cosacchi dello Zaporozhye, luogo dove il Sich era stato costruito sul limite delle cascate del Dnepr, a sud, vicino al confine del Khanato di Crimea. Celebre è il quadro di Repin, acquistato dallo Zar Alessandro III che rappresenta un bivacco ucraino mentre rispondono con parole pesanti e volgari al sultano della Sublime Porta. Nel 1670 però,  Petro Doroschenko concluse un accordo con il Sultano Meheme IV attraverso il Chan Selim I, innescando la terza guerra polacco ottomana fermata dal Gran Atamano polacco Jan Sobieski. L’ Hetmanato cosacco ucraino era in quegli anni in crescendo, uno stato con una propria zecca e organizzazione politica dopo che nei secoli precedenti, piccoli stati avevano vissuto in continua litigiosità. In quel momento, 1667, si era raggiunta la pace tra Polacchi e Moscoviti “ La pace eterna” col trattato di Andrusovo che stabiliva la divisione delle due rive del Dnepr tra Polacchi e Moscoviti, che pagarono per Kyiv 146 mila monete d’oro( Karbovanzi). Per questo l’Atamano Ucraino Petro Doroshenko ingaggiò una guerra liberatrice.

I cosacchi, non potendo vincere i moscoviti e questi temendoli mantennero l’Hetmanato come protettorato dopo il tradimento dei turchi e dei tatari di Crimea. L’organizzazione cosacca prevedeva che le cariche più importanti come quella di Atamano, fossero a nomina esclusivamente in forma elettiva. Questo fu sempre un punto di distinzione dalla Moscovia che di origine moksha e dominata per secoli dai mongoli tatari avevano nei secoli acquistato la forma di monarchia assoluta con l’idea di essere eletta da Dio. La stessa religione ortodossa originaria di Kyiv era stata fonte di equivoci e forzature fino alla menzogna in un periodo dove lo Zarato di Moscovia stava bruciando le tappe per divenire in seguito un impero.  E’ in questi anni a cavallo tra il XVII e l’inizio del XVIII secolo che viene eletto Atamano Ivan Mazeppa, celebrato in poemi, narrato da Voltaire, e in musica nella omonima opera di Ciajkovskij e da Liszt. Fu più un grande politico e oratore, coltissimo e poliglotta, che condottiero dei Cosacchi di Zaporozhye. Con lui Kyiv tornò a brillare di luce propria. Uomo forte e bellissimo, conquistò il cuore e il letto della moglie di un alto funzionario quando era stato alla corte del re polacco.

Venne per questo condannato e legato ad un cavallo lanciato al galoppo. Sopravvisse, e continuò la sua carriera al fianco di Petro contro il principe Azov. Mazeppa, infine da Atamano, scelse di allearsi con Carlo XII durante la guerra del Nord spingendo le sue forze contro Pietro I che lo aveva in stima. Lo zar considerò tradimento l’abbandono dell’alleanza con lo zarato Moscovita che pian piano stava diventando Russia. Russia, non lo era mai stata, ma la forza di Pietro che ormai vedeva in San Pietroburgo lo splendore della nuova capitale, il cui artefice principale fu l’architetto e urbanista fiorentino di nascita, sicuramente di genitori, Francesco Bartolomeo Rastrelli, erano soverchianti non ostante l’andamento della guerra del Nord. Era il 1709 quando le forze di Carlo XII, fino ad allora vincenti, si unirono ai cosacchi dello Zaporozhye. Pietro ne distrusse la capitale Baturin uccidendo tutti, donne, bambini e quei cosacchi che erano rimasti a difenderla. La mossa fu vincente perché all’esercito svedese mancarono il sostegno logistico e le armi che avrebbero potuto permettere di vincere a Poltava, ancora oggi importante città ucraina che con Kyiv potrebbe essere paragonata per alcuni aspetti d’ importanza letteraria, alla nostra Firenze.  Inizia così l’ultimo e luminoso periodo dell’Hetmanato di Ucraina e dei Cosacchi. Sconfitto e scomunicato Mazepa, anziano, morì durante la fuga. Fu eletto a suo posto Atamano, colui che ne era lo scrivano generale di quello stato: Pylyp Orlik. Uomo profondo, intelligente e poliglotta, proveniva da una famiglia slava di lontana origine Ceca. A lui si deve la prima vera carta costituzionale scritta al mondo. Prima di quella americana e francese.

Trentotto anni prima de “Lo spirito delle Leggi” di Montesquieu. Così, il 5 aprile 1710 a Tiahyn, il consiglio dei cosacchi per destare il senso democratico del suo popolo, emanò la prima costituzione scritta, scritta in latino e ucraino antico: “ Pacta et costitutione legum libertatumque exercitus Zaporoviensis”, l’originale è conservato a Stoccolma. La sconfitta di Poltava aveva lasciato il segno e i cosacchi della riva sinistra influenzati dalla forza dello zarato non si unirono più a quelle della riva destra che avevano continuato ad essere alleati degli svedesi e dei turchi. Orlik non fu più in grado di unificare lo stato ucraino per molteplici ragioni. Morì nel 1742 nel principato di Moldovia. Gli succedettero altri. L’ultimo, Petro Kainyshevsky, fu arrestato e deportato nel monastero di Solovky, che diventerà durante il terrore rosso, un celebre lager, all’età di 113 anni. Ormai l’Hetmanato era sempre più in mano a Caterina II di Russia che lo fece sparire nel 1765. Nel 1775, dieci anni dopo fu distrutta Zaporiz’ka Sich, capitale fortificata dei gloriosi Cosacchi ucraini.

Fonte : Enrico Martelloni

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