Il 2018 potrebbe essere l’annus horribilis

Chi si scandalizza per il nuovo statuto del Movimento 5 Stelle dimostra di non averne capito la sua reale natura e di continuare a non comprenderla.

E’ tutto scritto, è tutto già detto, sappiamo benissimo cosa vogliono fare, cosa propongono, a quale ideologia si ispirano, quali alleanze internazionali abbiano stretto e a quali personaggi guardano come modello.

Nel passato ci si è sorpresi delle gesta di personaggi divenuti famosi in negativo, quando invece si sarebbe solo dovuto fare attenzione a ciò che avevano detto e scritto prima di arrivare al potere e certi errori non si sarebbero commessi.

Lo stesso Grillo ha più volte ammesso tra le righe che il suo movimento è formato da elettori incazzati con un’ideologia che va dall’estrema destra alla sinistra radicale il cui collante è quello del modello autoritario sia esso quello di derivazione marxista leninista o quello nazi fascista. Grillo ha più volte ammonito che gli italiani dovrebbero ringraziare il Movimento 5 Stelle per aver incanalato in un processo democratico la “rabbia” che altrimenti sarebbe sfociata in scontri di piazza.

Pertanto perché scandalizzarsi che nel nuovo statuto vi è la clausola che il Deputato cinque stelle non può votare contro una proposta del vertice ? In fondo che uno vale uno è solo uno slogan che funziona bene nell’operazione di disinformazione. Ciò che vogliono alla Casaleggio è un esercito di miracolati che si trovano dall’essere disoccupati a sedere nel Parlamento italiano con 10.000 euro al mese. Sarà per loro un grande sforzo giurare fedeltà assoluta al padrone ? E come potranno fare questi miracolati senza arte ne parte a pagare la clausola di centomila euro qualora in un sussulto di dignità volessero spezzare le catene ?

Se vogliamo capire realmente il Movimento 5 Stelle non dobbiamo soffermarci ai congiuntivi di Di Maio o alla sua ignoranza storico geografica, quelle sono solo false flags lanciate in una grande operazione di “diversion” atta a depistare coloro che vogliono contrastarli. A giudicare dalle reazioni dei vertici del Partito Democratico tale operazione è riuscita perfettamente. Non passa giorno che qualche esponente PD non si lasci insabbiare in sterili polemiche su scie chimiche e vaccini.

La prima operazione da fare per comprendere chi è il Movimento 5 Stelle è analizzare con chi si accompagna.

A livello nazionale sappiamo che è già stata decisa a Mosca l’alleanza con la Lega Nord di Matteo Salvini con la formula dell’appoggio esterno. La strizzata d’occhio a Liberi e Uguali è solo un’altra false flag ma Bersani nonostante la bruciante esperienza con il M5S sembra caderci ancora.

A livello internazionale il modello politico del Movimento 5 Stelle è quello di Vladimir Putin, uno che correrà per il quarto mandato presidenziale senza concorrenti in quanto l’opposizione è stata eliminata fisicamente (Nemtsov) o giuridicamente (Navalny), Il modello sociale è sempre quello russo tanto amato anche da Salvini, cioè quel modello che incarcera sino a tre anni una persona se pubblicamente ammette di essere omosessuale, quel modello in cui la donna può essere picchiata dal marito due volte in un anno (dalla terza scatta la sanzione penale) oppure dove i Testimoni di Geova sono considerati organizzazione terroristica. Dove la rete è sotto lo stretto controllo dei sistemi di sicurezza e le manifestazioni contro il regime sono regolarmente represse nel sangue.

Appoggiano il regime di Bashar Al Assad che ha fatto prima gasare il suo popolo e poi causato centinaia di migliaia di morti nella guerra civile, grazie anche al supporto dell’aviazione russa che invece di bombardare l’ISIS si concentrava quotidianamente su scuole e ospedali di Aleppo e Idlib provocando l’esodo biblico verso l’Europa, quell’esodo che serviva proprio ai partiti europei (sostenuti dalla Russia) per la loro campagna anti immigrati.

Appoggiano l’Iran e non nascondono simpatie per Hezbollah, quasi tutte in ottica anti israeliana mantenendo sotto la cenere attivo un certo anti semitismo.

Se è vero che Il M5S dichiara di essere nè di sinistra, nè di centro, nè di destra, insomma avulso dalle correnti ideologiche del novecento. È altrettanto vero che comunque si  basa su una ideologia o piuttosto su un pensiero politico che è quello di Rousseau. Quasi a nessuno sarà sfuggito il fatto che la piattaforma sulla quale si basa il sistema decisionale online del movimento si chiama Rousseau, ma aldilà del nome siamo sicuri che la maggior parte dei “grillini” conoscano quanto sosteneva nel settecento Jean-Jacques Rousseau ?

E’ importante conoscere Jean-Jacques Rousseau e il suo pensiero, in quanto l’ideologia 5 stelle ne ha attinto pienamente per creare una ideologia che sorreggesse un movimento politico e nei suoi scritti vi è la strada maestra che seguiranno in caso di vittoria elettorale. Nella storia vi è gia stato un caso recente di qualcuno che aveva messo chiaramente per iscritto quali erano le sue idee salvo poi non essere creduto. Sappiamo tutti come è finita quella storia.

Nonostante il filosofo francese  non appartenga al novecento la sua importanza relativamente alla genesi dell’anticapitalismo, dell’antiliberalismo, del rifiuto della conoscenza scientifica è di importanza cruciale per comprendere come gran parte del pensiero novecentesco abbia ripreso consapevolmente o meno non poche delle sue riflessioni.
Il primo elemento antimoderno individuabile nelle riflessioni del filosofo francese è il rifiuto della scienza e della tecnologia tout court.

Rousseau, infatti, vedeva nello sviluppo delle scienze solo regresso e degradazione morale o, in altri termini, un graduale ed inesorabile processo di decadenza: “Le scienze le lettere e le arti soffocano il sentimento di quella libertà originaria per la quale sembravano nati”.
In questo aspetto comprendiamo meglio certe uscite dei cinque stelle contro i vaccini ed in generale contro tutto quello che viene proposto dalla scienza moderna.

Tuttavia, per Rousseau, l’origine dei mali della società moderna era da individuarsi  in una causa assai più profonda e cioè nella curiosità.

Complessivamente, per il filosofo francese, le scienze – come le lettere  e le arti – si allontanano dai nostri doveri di cittadini e dal conseguimento della reali virtù politiche: “Le scienze e le arti non solo sono inutili quanto lo scopo che si propongono ma sono altresì pericolose per gli effetti che producono”.

La società virtuosa immaginata dal filosofo francese non ha infatti bisogno né di crescita economica né di conseguenza di cultura scientifica e di tecnologia. Altro concetto questo molto in voga tra i circoli grillini, quella della decrescita felice.

A tale proposito, commenta giustamente Giuseppe Bedeschi, Rousseau teorizza un visione ascetico-pauperistica vicina a certi predicatori del seicento e non sorprende dunque l’elogio che il filosofo francese tributa alle origini del cristianesimo in cui Gesù e gli apostoli vivevano in povertà e in semplicità.

Sotto il profilo  storico, la società auspicata dal pensatore non si è mai concretamente realizzata: l’unico modello di società  al quale fa riferimento il Ginevrino era quella dei selvaggi.

Il secondo elemento di rigetto della modernità è quello nei confronti  della società moderna: la civiltà ha infatti  determinato un inesorabile regresso trasformando gli esseri umani in soggetti avidi di potere e di guadagno.

Altro aspetto antimoderno, si manifesta anche nella volontà, da parte di Rousseau, di abolire il denaro, le transazioni commerciali e finanziarie ritornando ad una comunità di agricoltori e di piccoli artigiani. Quante volte abbiamo già sentito proposte che vanno in questo senso da parte di amministratori locali, dal baratto alla nuova moneta in contrapposizione all’Euro che dovrebbe viaggiare in modo parallelo per consentire gli “scambi” sul mercato interno. Ma anche a livello nazionale la dura lotta contro le Banche e tutte le istituzioni finanziarie.

Uno però degli aspetti più preoccupanti delle visioni di Rousseau è il concetto di democrazia visto come un male da estirpare e sostituire, non a caso il giacobinismo ha rivendicato il Contratto come testo del suo regime

Una concezione politica di matrice totalitaria, che emerge con chiarezza nel Contratto sociale.
Rousseau, nella sua costruzione di una società ideale, fondata su un patto politico tra gli individui, riconduce ogni diritto politico a un solo principio: quello della volontà generale.

Per il M5S la volontà generale si svilupperebbe attraverso la piattaforma Rousseau, una piattaforma formata da circa 23.000 iscritti che secondo il comico genovese rappresenterebbero la volontà di circa 60 milioni di italiani.

Per il Movimento 5 stelle vi è un rifiuto completo della concezione liberale della libertà, rifiuto che si fonda sull’assunto che governante e governato coincidano nello stato da loro ipotizzato. dove troviamo un rifiuto completo della democrazia rappresentativa e l’auspicio che si possa realizzare la democrazia diretta. Tale ideologia implica una negazione del concetto di opinione pubblica: dal suo punto di vista infatti i cittadini non dovrebbero poter comunicare tra loro quando deliberano e quindi non potrebbero discutere né tantomeno associarsi per formare club o partiti. Il dissenso non è previsto ed infatti nel M5S NON ESITE dissenso e quando si materializza viene estirpato alla base.

Non servono delle teste pensanti, servono dei burattini che debbono mettere in atto quello che decide la “volontà popolare”.

La volontà generale alla quale allude Rousseau è a tutti gli effetti un’entità non solo astratta ma mistica che risulta essere pienamente coerente con una concezione politica per la quale tutti i cittadini devono essere assolutamente omogenei – nel pensiero come nella vita quotidiana – e fra di loro concordi. La stessa figura del legislatore, presenta caratteristiche analoghe a quella volontà generale: complessivamente una figura che presenta caratteri sovrumani e divini poiché il legislatore ha un’intelligenza superiore in grado di vedere le passioni umane senza esserne coinvolto. In altri termini il legislatore  è una sorta di demiurgo che plasma la società civile trasformandola in una totalità etica. Il procedimento insomma che Rousseau  mette in atto è una sorta di politicizzazione  molecolare della vita dei cittadini.

L’esercizio della volontà generale viene espresso dalla sovranità, che si esprime mediante la promulgazione di leggi. La sovranità per Rousseau è popolare così che – a differenza ancora una volta di Locke ed anche di Montesquieu – siano da rifiutare quei sistemi di governo basati sulla rappresentanza e la delega, poiché la rinuncia alla sovranità implica conseguentemente l’abbandonare la propria qualità di uomo. Se la sovranità è indivisibile allora non è possibile alcuna divisione di poteri (come già teorizzato da Hobbes), se non per quanto riguarda il potere esecutivo. L’unico caso ammesso di rappresentanza è quello dedicato ad emanazioni od atti particolari.

Complessivamente, la concezione dello Stato indicata nel Contratto, è quella di un ente che, attraverso la religione laica e attraverso la cultura della patria, deve plasmare tutti pensieri e tutti i sentimenti degli individui e  che implica uno Stato proprietario  in grado di regolare la sfera economica in tutti i suoi aspetti.

In conclusione il suo pensiero politico può essere agevolmente connotato come un pensiero dispotico e tirannico, ma soprattutto come un pensiero che ha gettato le basi della dottrina dittatoriale e tirannica dal giacobinismo e del bolscevismo secondo le osservazioni di Léon Duguit.
Altrettanto significative sono le osservazioni di Lester Crocker secondo il quale i due modelli politici a cui faceva riferimento il filosofo francese erano profondamente antidemocratici: da un lato il modello spartano nel quale egli ammirava il disprezzo per le attività culturali e sottolineava la sottomissione dell’io individuale alle superiori ragioni dello Stato; dall’altro lato l’ammirazione del filosofo francese per Ginevra era estremamente significativa poiché  la città calvinista era sottoposta ad una vigile sorveglianza e alla censura.

In altri termini, per Rousseau, la libertà è accettabile solo nella misura in cui il singolo cittadino ubbidisce e  si sottomette alla volontà generale sacrificando ogni opinione o aspirazione individuale. Questa cosa non vi fa venire in mente il nuovo statuto del Movimento 5 Stelle?

Nel suo libro La Rivoluzione francese 1788-1792 Salvemini, tracciando un ritratto del ginevrino, aveva parlato di «infiltrazioni totalitarie» e aveva criticato la sua idea di una «società perfetta» e di una «unanimità infallibile». Alla teoria roussoviana Salvemini contrapponeva l’idea di una democrazia in cui «la maggioranza abbia il diritto di governare ma abbia il dovere di rispettare nella minoranza il diritto di critica e quello di diventare alla sua volta maggioranza».

Era un punto, questo, sul quale insisté molto Luigi Einaudi. In un discorso su Rousseau pronunciato all’Università di Basilea nel 1956 (poi raccolto nelle Prediche inutili), egli sottolineò diversi aspetti inquietanti dell’idea roussoviana di «volontà generale». Einaudi ricordava che nel Contratto sociale si legge che il popolo è «una moltitudine cieca, la quale spesso non sa ciò che vuole, perché raramente conosce quel che è bene per lei». E affinché la «volontà generale» possa affermarsi occorrono, secondo il ginevrino, due condizioni: che non ci siano partiti ad alterare il giudizio dei singoli (poiché i partiti sono veicoli di interessi particolari e non generali) e che ci sia una guida (il famoso «legislatore», sul tipo di Licurgo) che educhi profondamente gli uomini, che trasformi la loro natura, che adegui la loro volontà alla ragione. Solo in questo modo i cittadini riuniti sono in grado di esprimere la «volontà generale». E chi dissente da essa deve piegarvisi, deve ammettere di essersi sbagliato, deve riconoscere la Verità. Dunque, osservò Einaudi, in questa concezione il cittadino che dissenta dalla maggioranza non ha il diritto di propugnare le proprie opinioni e quindi non ha il diritto, ove riesca a persuadere altri, di volgere la minoranza in maggioranza e di modificare le leggi. In questo modo però, diceva Einaudi, Rousseau ha teorizzato uno Stato totalitario, con conseguenze esiziali: «Da Robespierre a Babeuf, da Buonarroti a Saint-Simon, da Fourier a Marx, da Mussolini a Hitler, da Lenin a Stalin, si sono succedute le guide a insegnare ai popoli inconsapevoli quale era la verità, quale era la volontà generale, che essi ignoravano: ma che una volta insegnata e riconosciuta, i popoli non potevano rifiutarsi di attuare».

La domanda conclusiva da porsi è se gli elettori grillini siano al corrente dell’ideologia che li muove e conoscano l’orizzonte che la Casaleggio si è data, conoscano verso quale modello di società si aspira a costruire, conoscano che la loro condizione deve essere quella di meri esecutori di ordini impartiti da una autorità superiore.

Gli italiani hanno il diritto di sapere che un comico con le sue battute irridenti sta spingendo il paese verso la negazione della democrazia e che siamo tutti vittime di un grande inganno.

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