Ivano Ceccarelli, un fenomeno comunicativo da analizzare attentamente

Ivano Ceccarelli è un abitante di Rocca di Papa, luogo in cui due giorni fa sono stati trasferiti i richiedenti asilo della nave Diciotti in attesa di essere redistribuiti in altre parti dell’Italia. E’ divenuto famoso suo malgrado per una breve intervista rilasciata ad una cronista di LA7 durante una manifestazione in cui si contrapponevano ai militanti di Casapound. La sua intervista è stata condivisa e vista sui social da centinaia di migliaiai di persone.

La cosa curiosa è che Ivano non ha neanche la pagina facebook e per sua ammissione è un “analfabeta digitale”.  Ci si chiede il motivo di cotanto successo in un’epoca in cui tutta la comunicazione è gestita da team attenti e da spin doctor che seguono passo passo i due leader del governo.

Ivano è il prodotto degli ultimi dieci anni di propaganda della attuale compagine governativa, propaganda che ha demonizzato le figure politiche tradizionali ed in particolare la cosiddetta “casta”, termine in cui si comprende tutto, anche coloro che semplicemente in qualsiasi società sarebbero definiti “esperti”. Il rifiuto presente nella nostra società della “conoscenza” porta i cittadini a simpatizzare subito per coloro che sentono affini, per il vicino di casa o per l’amico che incontri al Bar. Questa demonizzazione non ha colpito solo gli elettori del governo gialloverde (a cui principalmente era rivolta la campagna) ma come si vede anche gli elettori non sovranisti. E’ un pò la vittoria del populismo, che sia di destra o di sinistra, è la vittoria (di Pirro) della gente comune contro la conoscenza. Si badi bene che tale non è un giudizio negativo conto gli Ivano d’Italia ma è solo la constatazione che l’opera di indottrinamento delle masse è oramai penetrata profondamente in tutta la società e non solo in una parte di essa.

Ivano ci insegna anche un’altra cosa, che l’opposizione al governo gialloverde è in attesa di un “messia” che ne raccolga la bandiera ed inizi a sventolarla. Sono disposti a seguire chiunque gli assomigli. Le masse hanno bisogno di un leader, senza si comportano in maniera anarchica e non riscono ad incidere con le loro azioni. La domanda che si dovrebbero porre i quadri dirigenti dei partiti di opposizione è come mai nessuno di loro è in grado di incarnare questa figura. Se Martina per esempio avesse pronunciato le stesse parole di Ivano, avrebbe avuto lo stesso successo ? Probabilmente no ed il motivo è da ricercare nelle motivazioni esposte nel paragrafo precedente. Oggi a livello comunicativo funziona chi non è una figura politica (deve essere un “cittadino”), che parla come un cittadino comune e che sappia infiammare le folle con pochi slogan facilmente riconoscibili.

Non è un giudizio di merito, si tratta solo di un’analisi comunicativa. Nessuno qui sostiene che il ragionamento articolato di un accademico è inferiore a quello di Ivano, ma semplicemente bisogna rammentare alcune regole della comunicazione e della psicologia delle folle e sapere che articolati ragionamenti non vengono assimilati dalle moltitudini a differenza degli slogan e di alcune parole chiave da ripetere sino alla nausea. Ivano, forse involontariamente, ha giocato con le stesse armi con cui sta giocando da anni il governo gialloverde dimostrando che si può vincere anche dall’opposizione.

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