La Rinascita fucilata

La “Rinascita Fucilata ” – in ucraino Rostriljane Vidrodzhennja” – è il nome con il quale è entrata nella storia la generazione di scrittori, artisti e intellettuali ucraini degli anni ’20-’30, che aveva prodotto opere di alto valore artistico nel campo della letteratura, teatro, cinema, pittura, musica e scienze, e che fu annientata fisicamente dal regime comunista di Stalin.
La rinascita fucilata
Il 3 novembre 1937, nell’occasione del ventesimo anniversario della rivoluzione d’ottobre nel lager di Sandormokh in Carelia, vengono fucilati più di mille detenuti. Tra loro ci sono Les’ Kurbas, il regista teatrale, e Mykola Kuliš, il drammaturgo, uccisi tutti i due con una pallottola, per risparmiare le munizioni. Due tra 500 intellettuali di spicco ucraini, annientati dal Grande Terrore staliniano che per l’Ucraina fu anche lo sterminio dell’élite culturale nazionale.
Il Terrore rosso dell’emblematico 1937 comincia in Ucraina prima che nelle altre repubbliche, alla fine degli anni Venti, per raggiungere l’apice già nel 1933, quando Stalin proclama che il “localismo nazionalista” è la principale minaccia per l’unità dello stato sovietico. L’Ucraina, con il suo peso economico e la forza della sua tradizione culturale, rappresenta ancora una potenziale roccaforte di dissenso e resistenza, e proprio l’Ucraina dovrà pagare il prezzo più alto. Sarebbe però sbagliato attribuire tutte le colpe a Stalin. La macchina del terrore era stata messa in moto da Lenin, che con disprezzo parlava di “intelligentiki”, ” lacchè del capitale che si immaginano cervello della nazione” ( proprio in una lettera a Stalin datata 17 luglio 1922).
La tattica preferita è semplice: colpire spietatamente qualche elemento particolarmente rappresentativo per mettere così a tacere altri eventuali contestatori. Il sistema più diffuso cui la repressione fa ricorso è quello del processo farsa. La vittima designata viene accusata di appartenere a qualche fantomatica organizzazione sovversiva. Così nel 1929-1930 inizia il processo contro la così detta organizzazione clandestina “Unione per la liberazione dell’Ucraina”. Il primo imputato è lo storico della letteratura S. Jefremov, vicepresidente dell’Accademia delle Scienze , che viene definito “spazzatura della storia”.
Non gli imputano crimini specifici. la sua colpa è quella di rappresentare una classe e una nazione. E’ in effetti un processo contro l’élite ucraina: scrittori, studiosi, preti, professori, studenti. Uno dei giudici istruttori del processo dichiara: Dobbiamo mettere l’intellighenzia ucraina in ginocchio. E’ questo il nostro compito, e lo porteremo a termine. Quelli che noi non riusciremo a mettere in ginocchio li passeremo per le armi!”. Il primo bersaglio è l’Accademia delle Scienze. Viene introdotta la censura.Viene abolita la sezione delle scienze storico-filologiche. L’intera scuola di storiografia ucraina (!) viene annientata fisicamente e moralmente. La stessa sorte tocca ad altri settori dell’ucrainistica: dalle 84 figure di primo piano nel campo della linguistica, 62 vennero liquidate. Circa 200 dei 240 autori che scrivevano in ucraino scomparvero.
L’elenco dei loro nomi costituisce l’intero panorama culturale ucraino di quell’epoca ( uno fuggi all’estero, sette morirono di morte naturale e i rimanenti 32 o 34 furono convertiti allo stalinismo o costretti al silenzio). Solo negli anni Trenta vengono fucilati o muoiono nei lager più di 500 tra scrittori e artisti ucraini. La “primavera” del Modernismo ucraino degli anni Venti finisce nel sangue. La persecuzione raggiunge livelli di sadismo paranoico. Ad esempio, a Mosca viene organizzato un convegno di kobzari [ bardi ciechi], questi ultimi rappresentanti di una grande. Finito il convegno, i kobzari vengono fucilati. Dal 1930 al 1933 vengono smantellati tutte le strutture amministrative e culturali ucraine (ministeri, accademie, giornali, enciclopedie, industria cinematografica). Si chiudono scuole, musei, teatri. Dalle biblioteche vengono tolti i libri ucraini, Migliaia di libri antichi finiscono tra le fiamme.
D’ora in poi intere generazioni saranno cresciute nell’odio verso l’intellighenzia “parassitaria” ( “classe borghese” per antonomasia), che si ritroverà estraniata dal proprio contesto sociale. Al lavoro intellettuale viene tolto il suo profondo significato etico-sociale. Intanto continua la distruzione dei monumenti storici: chiese, cattedrali, palazzi antichi. Nella sola Kyiv vengono barbaramente distrutte più di due cento chiese (Mykola Makarenko, l’unico architetto che ha il coraggio di contestare questa decisione, viene fucilato). Anche la bellezza è “controrivoluzionaria”.
Le città acquistano la tipica, uniforme facciata sovietica. Si cancella la memoria storica. E’ la violenza che detta legge. Lo sterminio dell’élite umanistica è sistematico e spietato. Chi non è annientato fisicamente lo sarà comunque moralmente, costretto a una abiura non voluta . Così l’Ucraina è stata completamente schiacciata: la sua Chiesa distrutta, i suoi intellettuali fucilati o moribondi nel lager, i suoi contadini massacrati dalla collettivizzazione sovietica e dalla carestia terroristica indotta. La sua società, stremata, umiliata, terrorizzata, resta in piena balia di uno dei sistemi totalitari più spietati nel mondo. Scrive lo storico Robert Conquest nel suo libro “Raccolto del dolore.Collettivizzazione sovietica e carestia terroristica” : ” Appare chiaro come sia pienamente applicabile contro l’Unione Sovietica l’accusa di genocidio per quanto essa ha fatto in Ucraina. Questa almeno era l’opinione del professor Rafael Lemkin che stilò il testo ( sulla definizione giuridica del genocidio) della Convenzione delle NU del 9.12.1948.”
( da: Oksana Pachlovska “Civiltà letteraria ucraina”, ed. Carocci. Robert Conquest “Raccolto di dolore. Collettivizzazione sovietica e carestia terroristica”, ed. Fondazione Liberal )

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