L’avvocato Della Valle sul caso Rocchelli “In 52 anni di professione non mi era mai capitato di vedere una cosa simile”

La vicenda di Vitaly Markiv ha trovato, e trova tuttora, spazio sulle pagine di Stopfake in quanto è un esempio da manuale di come la disinformazione e la distorsione degli eventi, possano condizionare i processi democratici di un paese.

I fatti sono noti, Markiv viene arrestato nel giugno di quest’anno al suo rientro in Italia in visita alla mamma che vive e lavora nel nostro paese. L’accusa è di essere l’autore materiale della morte di Andy Rocchelli morto nel 2014 a Sloviansk.

Sin da subito emergono grosse lacune nell’indagine e contraddizioni nelle dichiarazioni dei testimoni italiani. Contestualmente si susseguono servizi televisivi e articoli sulla carta stampata nei quali la sentenza è stata già pronunciata, Vitaly Markiv è un assassino.

A distanza di sei mesi Markiv è ancora detenuto nel carcere di massima sicurezza di Opera, in attesa di un processo che per qualche oscuro motivo non è ancora iniziato né è stata fissata la data della prima udienza.

Abbiamo sentito l’avvocato Della Valle, difensore di Markiv, per comprendere quale sia la situazione e le prospettive per un ragazzo di poco più di venti anni, partito volontario dopo lo scoppio della guerra con la Russia e ritrovatosi in carcere in Italia accusato di omicidio.

Avvocato, ci può spiegare perché Vitaly Markiv si trova in carcere ?

Vitaly Markiv si trova in carcere nell’assoluta mancanza di indizi seri solo sulla parola della giornalista Morani la quale sostiene di aver telefonato al Markiv e che in tale telefonata lo stesso avrebbe confessato di essere l’autore materiale della morte di Rocchelli. La Morani riporta questo fatto in un articolo sul Corriere della Sera nel maggio 2014. Innanzitutto va detto che tale affermazione non corrisponde a verità in quanto successivamente la Morani è stata smentita dall’altro giornalista presente ai fatti, Marcello Fauci. Fauci riferisce che ciò che ha scritto la Morani non è del tutto esatto in quanto a telefonare al Markiv fu proprio lui mentre la Morani ascoltò la comunicazione tramite il viva voce trovandosi nelle vicinanze.

Markiv cosa ha dichiarato circa la telefonata ?

Markiv conferma di aver parlato con Fauci, e in quella famosa telefonata gli dice che non sapeva della morte del giornalista. Lo invita anche a non venire alla collina perché è pericoloso e i soldati sparano ovunque, una forma sintetica per spiegare quale contesto vi fosse in quei giorni.

Sulla base di questa affermazione il Giudice la interpreta come la confessione di Markiv quale autore del delitto verso i tre giornalisti.

In 52 anni di professione non mi era mai capitato di vedere una cosa simile

Interpretare de relato una frase detta in un momento di concitazione da un ragazzo che poteva anche esaltarsi per far vedere che era importante e da li trarre il convincimento che è confesso in un omicidio volontario in tempo di guerra è una cosa che in ambito giudiziario non esiste.

Può un Magistrato permettersi il lusso di dire che siccome una giornalista sostiene che il Markiv le avrebbe detto “qui spariamo su tutti”, che è una cosa ovvia in una zona di guerra, trarre la conclusione che l’esercito ucraino spara su tutti anche sui civili ? Allora dovrebbero essere tutti deferiti all’Aja.

Sul piano tecnico giuridico definire “gravi indizi di colpevolezza” questa frase che avrebbe detto   Markiv (avrebbe anche potuto tranquillamente sostenere di non averla detta in quanto non vi era alcuna intercettazione telefonica) “di non recarsi alla collina perché era pericoloso” e assumerla come una confessione è una cosa da Medioevo non da 2017 nel paese culla del diritto, questa è la bara del diritto.

Tra gli indizi di colpevolezza indicano anche il fatto che la mamma di Markiv, ricevuto un invito da parte della famiglia di Rocchelli a partecipare ad una manifestazione per la morte del figlio, vi partecipi. Secondo la Procura questo è un’indizio che anche la mamma sapeva dei misfatti del figlio.

Quando il PM chiede   l’ordinanza di custodia cautelare cita come esempi delle cose pazzesche, cita degli episodi dei delitti dei bosniaci durante la guerra in ex Jugoslavia, quando un miliziano aveva catturato e poi ucciso tre persone. Sono delle citazioni improponibili.

Quindi un’Istituzione italiana denigra l’esercito ucraino paragonandolo ai miliziani della ex Jugoslavia ?

Con questa ultima ordinanza addirittura coinvolgono tutti, esercito ed istituzioni ucraine, Markiv non è più colui che spara direttamente ma è quello che segnala ad altri di sparare contro tutti. Credo che quando lo Stato Maggiore dell’esercito ucraino verrà a conoscenza dell’ultima ordinanza solleverà un caso diplomatico con l’Italia.

Viene il dubbio che qualcuno voglia attirarsi le simpatie di Putin perché stanno cercando di avvallare l’ipotesi di un esercito ucraino terrorista che terrorizza la parte del loro popolo che vorrebbe andare con la Russia, questo è il teorema, che l’esercito e la guardia nazionale sono degli sciacalli irresponsabili che sparano a tutti, cioè la tesi che i terroristi non sono i filorussi ma gli ucraini.

Io non so se lo Stato ucraino possa accettare questo teorema italiano.

Dopo che abbiamo dimostrato che Markiv non era un paramilitare ma era arruolato nella Guardia Nazionale, che era dotato solo di armi leggere, che dalla sua collocazione non poteva vedere la fabbrica Zeus, che non poteva colpire con le sue armi i giornalisti, risulta chiaro che vogliono dimostrare il teorema secondo cui l’esercito ucraino è formato da assassini

Questo teorema a chi serve ? Cui prodest ?

E’ vero che Markiv viene considerato dall’Italia come un mercenario ?

Si all’inizio sostenevano che Markiv era un mercenario poi dopo che abbiamo prodotto tutta la documentazione la Procura ha cambiato atteggiamento ed adesso contesta solo che lui si è arruolato nella Guardia Nazionale ucraina, nonostante lui sia un cittadino ucraino.

La propaganda in Italia sostiene che l’Ucraina non collabora

Ma non è vero, anzi, ci sono le lettere del Procuratore Generale dell’Ucraina inviate alla Procura di Pavia, di Milano e al Ministero, nelle quali ci invitano ad andare in rogatoria in Ucraina mettendoci a disposizione tutti i testimoni citati. Ci hanno anche proposto una squadra investigativa congiunta. Il problema è che dall’Italia nessuno gli ha risposto e così sono dovuto andare io da solo. Ho fatto le indagini difensive dopodiché ho fatto una richiesta di revoca in quanto è cambiato il quadro probatorio e mi hanno risposto che le indagini non servono a nulla. Siamo fuori dal mondo, questo è un paese africano, l’Ucraina è democratica cento volte rispetto l’Italia in questo frangente.

L’Ucraina ha risposto a tutto quanto richiesto dalla Procura. E’ ovvio che nel 2014 non potevano fare accertamenti nei territori occupati dai terroristi e che quindi su quegli accertamenti non potevano fornire alcun aiuto.

Veniamo ai fatti, la Procura sostiene che Markiv comandava la postazione ed anche la Morani nel suo articolo lo chiama il “Capitano”

Il Markiv ha sempre negato di aver detto di essere un Capitano e di avere ruoli di comando, e comunque anche se lo avesse detto avrebbe potuto dirlo per gloria personale. Si può immaginare che un ragazzo di venti anni possa avere il comando di una postazione così strategica come era quella della collina di Karachun per le sorti della guerra in Donbas ?

A questa obiezione il Giudice ha risposto utilizzando le dichiarazioni della Morani nelle quali diceva che in quel luogo succedeva di tutto e che quindi era compatibile anche che un ragazzino poteva avere il comando di quella postazione. Siamo completamente fuori di testa.

Hanno addirittura cambiato il capo di imputazione, prima dicevano che Markiv era l’autore immediato mentre adesso sostengono che avrebbe dato il comando di sparare. Non conoscono neanche i fondamentali, confondo le armi leggere con le armi pesanti.

Il taxi sul quale viaggiava Rocchelli è crivellato di colpi di armi leggere, quelle in dotazioni a Markiv

E’ la prova provata che sono stati i terroristi a sparare sul Taxi che trasportava Rocchelli. Sulla carrozzeria sono presenti numerosi colpi in entrata di arma leggera, colpi che non potevano essere stati sparati dalla collina data la distanza..

La distanza tra Markiv e Rocchelli era 1976 metri, il fucile di Markiv ha un tiro utile di 500-600 metri massimo. Oltretutto il fucile che colpisce il muro della fabbrica Zeus   era sicuramente a destra del passaggio a livello, cioè i colpi provenivano dalle posizioni occupate dai separatisti filorussi, è evidente.

Nessuna butta la croce addosso al povero Rocchelli, ma va tenuto presente che tutti sapevano che c’era pericolo ed anche tutti i testimoni asseriscono che li non si doveva andare. Lo stesso Roguellon aveva paura ad andare in quella zona, Nel momento prima di scendere dal taxi discute con il taxista che gli chiede “andiamo o non andiamo ?” hanno paura perché sanno che è una zona pericolosa.

A proposito di Roguellon, in una intervista del giornalista italiano Sceresini, alcune persone presenti all’epoca dei fatti sconfessano le dichiarazioni di Roguelon.

Ma Roguelon si sconfessa da solo, guarda a caso dai Carabinieri francesi nel 2014 con il ricordo fresco ricostruisce tutta la situazione, nel 2017 sentito dalla Procura italiana cambia tutto ed attribuisce tutte le colpe agli Ucraini.

Nell’ordinanza non riportano le dichiarazioni di Roguellon del 2014, prendono solo quelle del 2017, non si soffermano a vedere le contraddizioni ad esempio del quinto uomo che prima era vestito coni sandali infradito e poi con le Adidas. Prendono solo il 2017 dove Roguellon conferma le dichiarazioni della Morani.

Ammesso e non concesso questo quadro indiziario, questo mica dimostra che l’autore materiale del delitto è stato Markiv. Abbiamo dimostrato che dalla posizione in cui era collocato Markiv non era possibile vedere l’area della fabbrica Zeus e che la sua dotazione era un semplice AK47.

La Procura disconosce completamente il contesto in cui il tutto è avvenuto, lì c’è la guerra. Sembra che pensino che il tutto sia successo durante una gita o una partita di calcio.

Su quel taxi, tra l’altro, viaggiava anche Mironov che era un famoso dissidente russo e critico di Putin e dei “separatisti” del Donbas

Ma certo ed infatti sono stati loro a sparare con armi leggere sul taxi, dopo dalla collina avendo sentito i colpi hanno iniziato un fuoco di sbarramento dove purtroppo è rimasto ucciso Rocchelli. Tra l’altro Roguellon dice all’autista “oddio siamo presi tra due fuochi”. La Procura fa finta che non ci siano queste frasi.

Nonostante tutte le contraddizioni emerse dalle dichiarazioni dei testi, il Giudice sostiene che questi siano credibili e che la frase è stata detta, quindi Markiv si è confessato autore del delitto.

Lei a cosa imputa questa linea della Procura ?

Io penso che ci sia un problema di cultura del sospetto, questi magistrati dando credito e corpo   alle ombre dimostrano di non avere la cultura della giurisdizione, sono inquirenti ma dell’inquisizione degli anni medievali. E’ un problema di cultura giuridica, con questi elementi, soprattutto alla luce delle nostre indagini difensive, una volta che presentiamo al Tribunale del riesame gli elementi che distruggono la tesi accusatoria, questi avrebbero dovuto prendere atto che non ci sono più le condizioni, una cultura della giurisdizione avrebbe preso atto che non ci sono le prove, punto.

Il trasferimento dal carcere di Pavia a quello di Opera a Milano da cosa è stato dettato ?

Non lo so, forse per motivi di sicurezza perché avevano paura che Markiv evadesse, ma figurarsi se il mio cliente desidera scappare, Vitaly sa di essere innocente e vuole essere riconosciuto tale in sede processuale.

Però ci risulta che sia stato messo con i detenuti definitivi, cosa molto strana per una persona in attesa di processo

Si è una cosa molto strana questa

Come mai questo processo non inizia ?

Non lo so, non so cosa debbono ancora fare. Ci hanno tenuti in ballo per la rogatoria e poi non sono voluti venire. Abbiamo invitato sia il PM che il Colonnello Stroni perché questa vicenda parte tutta dal Colonnello. E’ lui che interpreta come confessione quella di Markiv, il PM recepisce questa intuizione negativa e da li parte il tutto. E’ un processo che sa solo di caserma, non sa di cultura giuridica. Si basa su dei sospetti, ma dei sospetti pazzeschi, delle cose che io ho mai visto in vita mia.

Quali saranno gli sviluppi processuali a breve ? Riusciremo a vedere l’inizio del processo?

Io mi auguro che il Tribunale del riesame quando sarà incaricato di esaminare questa questione almeno gli dia gli arresti domiciliari perché gli indizi si sono indeboliti o che esca per mancanza di indizi e poi all’udienza preliminare si prosciolga per mancanza di indizi.

Questo è un processo in cui non si deve andare a processo, qualcuno ci deve prosciogliere. Gli elementi raccolti da noi, quegli elementi che avrebbe dovuto raccogliere il Pubblico Ministero, sono li disponibili da vedere. Ci sono anche le lettere dell’Ambasciata in cui riportano che la situazione nel 2014 era caotica e le autorità ucraine erano impossibilitate a fare indagini perché il territorio era occupato dalle milizie terroristiche.

Io faccio questa battaglia non solo per questo ragazzo ma perché è una battaglia di civiltà.

Stopfake si era subito occupata del caso evidenziando le contraddizioni dell’accusa e nel contempo dimostrando scientificamente che i colpi di armi leggere che hanno crivellato il taxi su cui viaggiava Rocchelli non potevano essere partiti dalla collina.

Questa intervista evidenzia una volta di più che Vitaly Markiv è il capro espiatorio perfetto per un gioco molto più grande che non ha nulla a che vedere con il Diritto. Allarma il fatto che la Procura italiana non accetti di visionare la scena del crimine e di prendere in considerazione le indagini difensive così come previsto dal codice. Sono infatti molti gli indizi che fanno pensare ad una indagine basata su un teorema volto non tanto a trovare il reale colpevole, se mai si possa parlare di un colpevole per la morte di un giornalista che si trovava nel bel mezzo di una battaglia in una zona di guerra, ma bensì intento a dimostrare che l’esercito ucraino è formato da spietati assassini che terrorizzano la popolazione locale.

Non è concepibile che un giovane militare sia in prigione da sei mesi sulla base di tenui indizi confutati dalla difesa e che non sia stata nemmeno ancora fissata la data della prima udienza. Non è ammissibile che sia stato trasferito in un carcere di massima sicurezza ed associato nel braccio ove sono incarcerati i detenuti con giudizio definitivo.

Infine, aspetto ancor più preoccupante a nostro avviso, non è da escludere che tale scelta possa indurre taluni ad un regolamento di conti all’interno del carcere, cosa che impedirebbe a Vitaly di arrivare all’agognato processo e dimostrare in quella sede la sua innocenza.

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