L’uso variabile del termine antifascista

Questo 25 aprile ci lascia una volta di più una scia polemica ed un retrogusto amaro. Una ricorrenza che da troppi anni è stata monopolizzata da gruppi che nulla hanno a che vedere con la storia d’Italia e con la tradizione Repubblicana nata proprio 73 anni fa. Nella maggior parte dei casi in questi gruppi militano persone che non hanno neanche studiato la lotta partigiana e sono mossi dalla mera necessità di violenza che produce adrenalina.

Da festa nazionale si è trasformata in motivo di odio gli uni verso gli altri, tanto da essere abbandonata sempre più frequentemente proprio dalle persone il cui ideale è genuinamente antifascista.

A Roma la Brigata Ebraica non sfila per la presenza dei Palestinesi nel corteo, a Milano viene attaccata verbalmente dagli stessi e solo il cordone di sicurezza del Partito Democratico evita l’aggressione fisica. Proprio la presenza palestinese nel corteo risulta ai più di difficile compresione visto che non hanno combattuto in Italia tra il ’43 e il ’45 ed anzi erano alleati con la Germania nazista (Gran Muftì di Gerusalemme).

Nel corteo di Milano viene attaccata una Onlus nella persona del suo Presidente che ha il grave torto di sfilare con la bandiera ucraina ed una medaglia al collo donata dal Governo ucraino per la sua attività di volontariato.  La medaglia gli viene sottratta dopo l’aggressione, in uno Stato normale questa si chiama RAPINA, ma sembra che l’Italia non sia più uno stato normale.

Abbiamo giornalisti confusi nell’uso del termine antifascista. Usano questo termine quando i centri sociali forzano in Francia i blocchi della Gendarmeria (connotando quindi la polizia francese come fascista) mentre quando gli stessi attaccano la Brigata Ebraica o una Onlus italo-ucraina sono definiti filo-palestinesi.

Questo è il risultato delle post verità, tutto è liquido ed assume la forma che più si confà per l’occasione. Non esiste più una verità precisa, si può passare da essere un criminale rapinatore a un antifascista militante per la stessa azione, tutto a’ la carte, è la desynformazia tailor made.

Sarebbe facile puntare il dito contro chi ha trasformato la nostra vecchia società in un prototipo Orwelliano, ma questo non basterebbe e non farebbe altro che dargli più forza ancora in quanto i manipolatori sono bravissimi nell’utilizzo delle tecniche 4 D ed hanno sempre pronta una versione per ribaltare sugli altri le proprie meschinità.

Temo che siamo nell’anticamera di un qualcosa chiamato regime ed abbiamo già bussato per farci aprire la porta. E’ necessario che un manipolo di “eroi” si ribelli a questa deriva e risvegli la ragione delle persone rimettendo al centro la serietà nei dibattiti fissando dei paletti basati su scienza e conoscenza, abbandonando il relativismo ed il complottismo imperante, richiedendo ai giornalisti di fare i giornalisti e non i pennivendoli a 70 euro al pezzo.

Una delle regole della disinformazione è :

1 + 1 = 2 = Numero

2  + 2 = 3 = Numero

(affermazione vera)

 

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